Il decreto Gelmini è legge. Il D.L.
137/2008 è stato infatti approvato dal Senato con 162 voti favorevoli,
134 contrari e 3 astenuti. Senza aver ascoltato l’opposizione né il
mondo della scuola il governo ha deciso il ritorno dal 2009-2010 del
maestro unico alle elementari, il ripristino del voto in condotta che
farà media con quelli conseguiti nelle altre materie. Sorda alle
proteste Maria Stella Gelmini afferma che si torna “alla scuola della
serietà, del merito e dell'educazione”. E nel giro di poche ore il
segretario del PD, Walter Veltroni, convoca una conferenza stampa per
annunciare che il partito promuoverà il referendum abrogativo: “Il
governo non ha voluto ascoltare nessuno di quanti chiedevano il ritiro
del decreto ed ha anche rifiutato il confronto con il mondo della
scuola, la maggioranza del quale è critico verso decreto”.
Clima acceso a Palazzo Madama in Aula durante le dichiarazioni di voto.
La capogruppo PD Anna Finocchiaro si è rivolta direttamente alla Gelmini
nel suo intervento. "Il suo silenzio è indifferente e opaco. Alle
domande lei non risponde. Di queste giornate colpisce il disprezzo per
le ragioni degli altri". Affonda il colpo la Finocchiaro: "Pensate che
approvando questo decreto finisca qui. Non è così". Un avvertimento alla
maggioranza, accolto dai colleghi del partito, tutti in piedi, con un
lungo applauso.
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non trova di meglio da
fare che attaccare l'opposizione. La scelta di usare i toni dello
scontro, dell'insulto e della polemica con dichiarazioni sprezzanti e
aggressive è contestato da Giuseppe Fioroni. L'ex Ministro della
Pubblica Istruzione nota come così "non si rimedia ai danni già fatti al
sistema scolastico italiano, ma piuttosto si evidenzia quanto tutto il
centrodestra in queste ore abbia perso il contatto con la realtà... 8
miliardi e mezzo di tagli sono insostenibili e inaccettabili. Ora
servirebbe soprattutto senso di responsabilità e più rispetto degli
studenti, dei cittadini, delle famiglie e degli insegnanti: governare
non significa solo comandare e gestire potere ma anche ascoltare"
Promuoveremo un referendum per abrogare
il decreto Gelmini sulla scuola. Questo l’annuncio fatto da Walter
Veltroni a nome del PD ai giornalisti a poche ore dall’approvazione
della legge al Senato.
Una risposta all’intransigente arroganza del governo.
Una risposta che non sarà solo un’iniziativa del Partito Democratico ma
anche e soprattutto “una grande battaglia civile”.
"Non siamo persone aduse a usare questo strumento facilmente, - spiega
Veltroni - lo facciamo perché pensiamo che sia in gioco l'idea stessa
del futuro del paese, perciò ne abbiamo discusso e abbiamo deciso senza
esitazione".
Il segretario del PD ha lanciato l’appello a tutte le “forze della
scuola e dell'università', alle famiglie interessate, alle forze
politiche" perché partecipino alla raccolta delle firme per il
referendum promuovendo comitati in tutte le città italiane".
Il principio che muoverà il referendum non sarà quello di “difendere ciò
che c’è”, ma di sollecitare una riforma vera, che non sia solo una serie
di tagli senza criterio.
Purtroppo, in questo senso, il governo ha chiuso gli occhi e si è
tappato le orecchie. Incurante degli studenti e degli insegnanti che
ancora adesso sono in strada per dire no ad un decreto che mortifica uno
dei settori strategici per la vita del Paese.
"Il governo -ha incalzato Veltroni - ha ignorato un grande movimento
civile che deve essere rispettato nella sua autonomia, senza
strumentalizzazioni e tentativi di estremizzarlo. Il governo non ha
voluto ascoltare nessun appello per il ritiro del decreto Gelmini e
l'apertura di un tavolo che riunisse tutti i soggetti interessati. E'
stato chiuso al confronto. Nulla è stato discusso con le persone
interessate. Il governo si è comportato in modo arrogante ed ha
radicalmente sbagliato".
In effetti, di malumori, anche all’interno dei sostenitori della
maggioranza, non sono mancati. Per questo anche Dario Franceschini è
convinto che "una valanga di firme potrebbe portare il governo a
rivedere il provvedimento".
E allora non c’è tempo da perdere: “Partiamo subito con la raccolta
delle firme – dice Rosy Bindi -E' giusto affiancare la protesta degli
studenti con un'iniziativa politica che renda evidente la profonda
distanza che c'e' tra questo governo e i bisogni reali del paese”.
"Il governo -aggiunge- si è oggi assunto una gravissima responsabilità,
rifiutando il confronto con il mondo della scuola e ignorando il nostro
appello al dialogo, e in un momento di pesanti difficoltà economiche
comincia a far pagare i costi della crisi proprio ai bambini e alle
famiglie italiane''.
Anche Di Pietro promette che ”dal giorno dopo la pubblicazione sulla
Gazzetta ufficiale della famigerata legge Gelmini” anche l’Idv
raccoglierà le firme “contro questa arrogante legge che umilia milioni
di famiglie, studenti e insegnanti che, in questi giorni, hanno cercato
inutilmente di far aprire gli occhi e sturare le orecchie -conclude Di
Pietro- a questo governo cieco e sordo".
Anche per Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, “è
indispensabile e sacrosanto replicare con la raccolta delle firme”.
Questa è la risposta - spiega in una nota - ''all'arroganza” di chi ha
voluto umiliare le giovani generazioni e ferire “i diritti di studenti,
insegnati e ricercatori''. Sulla stessa linea anche i Verdi, che domani
saranno presenti alla manifestazione indetta dai sindacati.
Ma l’impegno del Partito Democratico non si ferma al referendum. “A fine
novembre – ha annunciato Veltroni in chiusura della conferenza stampa -
convocheremo gli stati generali della scuola. Il tema della scuola e
dell'università' deve essere messo di nuovo al centro dell'agenda
politica. “Noi – conclude Veltroni - siamo per una vera riforma che
punti alla qualità e diciamo no al taglio imposto dal ministro Gelmini e
da questa maggioranza".